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Juve: uno scudetto meritato

37 partite senza sconfitte (record per i campionati a 20 squadre): l’impresa della Juventus guidata da Antonio Conte è già entrata negli annali, e l’obiettivo già prefissato dal tecnico leccese è quello di chiudere la stagione imbattuti e di vincere successivamente la Coppa Italia nella finale di Roma contro il Napoli. Nessuno ad inizio stagione avrebbe pronosticato una vittoria della Vecchia Signora, reduce da due campionati molto deludenti (due volte al settimo posto nella classifica finale, con l’aggravante dell’esclusione dalle competizioni europee nella stagione di Del Neri), e con altre squadre che sembravano nettamente superiori rispetto alla compagine bianconera. Invece giornata dopo giornata con le prestazioni sono aumentate autostima e convinzione del gruppo, e il gioco espresso ha spesso soddisfatto anche gli appassionati più diffidenti. Gran merito va all’allenatore e alla società, che con l’avvento di Andrea Agnelli ha decisamente cambiato marcia a volte anche con decisioni impopolari (la mancata conferma del capitano-bandiera Alessandro Del Piero, che a fine giugno saluterà la compagnia, annunciata ad Ottobre, su tutti), ma sempre improntate ad una crescita generale, anche dell’ambiente che probabilmente aveva dimenticato cosa significasse essere la Juventus in Italia e nel mondo.

 

Il primo passo è stata la costruzione della nuova casa, quello Juventus Stadium che è diventato inaspettatamente polo di attrazione per tutti i tifosi della Vecchia Signora sparsi nel mondo: basti pensare che tranne la partita contro il Catania si è registrato sempre il tutto esaurito, un fatto decisamente nuovo per i colori bianconeri! Tra le mura amiche la squadra ha giocato alcune partite memorabili, facendosi trascinare dall’entusiasmo del pubblico e trascinando a sua volta i propri sostenitori, in un continuo scambio di emozioni. Momenti difficili durante la stagione ci sono stati, come la serie di rinvii che hanno intasato il calendario dei bianconeri o la lunghissima serie di pareggi che aveva portato il distacco dal Milan capolista a sette punti, le polemiche successive al goal di Muntari non assegnato nel big match a San Siro, per arrivare allo sciagurato errore di Buffon nella partita contro il Lecce che ha consentito proprio ai rossoneri di ridurre il distacco ad un solo punto, ma la consapevolezza della propria forza raggiunta dal gruppo ha consentito a Conte di poter gestire con sicurezza anche quei momenti.

Paolo Nofri – 10 Maggio 2012

 

Proprio il tecnico ha plasmato i suoi a sua immagine e somiglianza: una squadra tosta e determinata che ha sempre cercato di imporre il proprio gioco sfruttando le capacità dei propri giocatori, tra cui si sono distinti i centrocampisti (Pirlo su tutti, ma anche Vidal, Marchisio, Pepe e Giaccherini, decisivi durante l’arco del campionato). Ma non solo: l’ex numero otto bianconero ha lavorato sulla testa dei giocatori, e la crescita dei vari Bonucci e De Ceglie è lì a dimostrarla. Infine la preparazione fisica, studiata nei minimi particolari con uno staff di fiducia che è riuscito a ridurre sensibilmente gli infortuni muscolari che avevano perseguitato i giocatori juventini negli ultimi due /tre anni, aiutati in questo anche dalla mancanza di impegni europei, e che ha consentito agli atleti di correre sempre più degli avversari.

 

Ora verrà il difficile, perchè i tifosi bianconeri, ancora ebbri di gioia per quello che loro considerano il 30° scudetto raggiunto (28° per gli annali, per i noti fatti di Calciopoli, ma ricordiamo che la questione non è ancora chiusa), presto torneranno a chiedere ulteriori migliorie alla rosa per poter sfidare le Grandi d’Europa oltre a riconfermarsi in Italia. Il compito per Agnelli, Marotta e Conte si presenta complicato, ma tentar non nuoce.